La storia di Punta Ala

Entriamo nella storia di Punta Troia - ora Punta Ala -.  
Nella seconda metà del 16° secolo, caduta la Repubblica Senese, l'isola di Troia con gli scogli vicini, volgarmente chiamati "li Porcellini", passò ai Medici i quali ritennero opportuno innalzare proprio di fronte all’isola di Troia una fortezza (conosciuta oggi come Torre Balbo) per preservare il territorio dalle incursioni dei saraceni.

Nel corso dei secoli, questo lembo di terra cambiò spesso di proprietà; venne poco alla volta parzialmente bonificato rendendone possibile la coltivazione e quindi il progressivo seppur lento popolamento. 
Sconfitta la malaria, la vita in Maremma divenne non solo possibile ma, per il ridente paesaggio, per la dolcezza del clima, per la limpidezza del mare, piacevole; e redditizia era l'agricoltura per la fertilità dei terreni bonificati. 

Tramonto su Punta Ala

Nei primi anni del 1900 la fattoria del conte Ludovico Rosselmini che si estendeva da Scarlino a Pian d'Alma, al Gualdo, a Poggio Tre Pini, fino all'estrema punta, Castello incluso, assicurava, per la varietà delle colture, prodotti in ogni stagione dell'anno. Le fasce paludose bonificate, come quelle disboscate, venivano seminate a grano; i boschi davano, senza esaurirsi mai, legna, sughero, carbone; negli allevamenti di bestiame selezionato prosperavano mucche e cavalli, molto richiesti e ben pagati.
Per volontà dei coniugi Rosselmini, allo loro scomparsa, l'istituto di carità Cottolengo diventò proprietario di tutti i beni, compreso il Gualdo e Punta Troia.
A metà degli anni venti, le vicende di queste terre si intrecciarono con quelle di un noto personaggio: Italo Balbo, che ad Orbetello aveva la base di addestramento e di partenza della flotta di idroplani che nel lontano 1931 intrapresero con successo la prima trasvolata dell'Atlantico: una missione che allora era ai limiti dell'impossibile.
Balbo sorvolava spesso la costa tirrenica e, sempre più affascinato da quel promontorio tutto verde che si allargava nel mare, decise di acquistarlo.
Il promontorio meritava un vero nome diverso dal poco poetico Punta Troia. Fu chiamato Punta Ala per via del fatto che dall'aereo quel lembo di terra appariva proprio come l’ala di un gabbiano; l’isolotto vicino, da Troia Vecchia, diventò Lo Sparviero mentre gli scogli accanto rimasero i Porcellini. La leggenda narra che il nome sia da attribuirsi al fatto che una scrofa di cinghiale, per sfuggire ai cacciatori, finì in mare seguita dai suoi piccoli.

Finita la guerra, l'intera proprietà Balbo fu sequestrata dallo Stato italiano perché ritenuta "profitto di regime". Dopo numerose traversie di carattere legale, recuperata la proprietà, gli eredi Balbo, dopo lunghi ripensamenti e con un po’ di amarezza, giunsero alla determinazione di venderla. Nel contratto, datato 8 agosto 1959 gli eredi Balbo cedono a Costantino Lentati per la somma di 390 milioni i terreni situati nel promontorio di Punta Ala: ebbe inizio la costruzione dell'attuale complesso turistico da parte del Gruppo Pesenti a cui va ascritto il merito di non avere intaccato più di tanto l'aspetto originario del comprensorio che conserva ancora oggi, praticamente intatto, il suo antico fascino.

Il resto è storia recente. Punta Ala è uno dei più riusciti insediamenti turistici del dopoguerra: inserita con "discrezione" nell’immensa pineta, offre al visitatore la pulizia dei suoi viali, i suoi prati e le aiuole curate, l'eleganza dei suoi giardini sempre ben tenuti.
Importante attrezzatura turistica è il porto (900 posti barca) che offre la possibilità di noleggiare barche, motoscafi, yachts, con o senza marinaio

Notevole il campo da golf, uno dei più grandi d'Europa, sede di importanti gare internazionali.