E' lunga e profonda la storia del Chianti, non ancora scritta del tutto né del tutto raccontata.
Il suo nome, per alcuni storici, evoca il batter di ali, il clamore di urla e di suoni di corno di antiche cacciate al cinghiale; per altri, sarebbe derivazione della parola etrusca Clante.
L'abbattimento dei boschi e l'impianto della vite vengono comunemente attribuiti alla gente etrusca che fu la prima abitatrice della Toscana: sono molti i ritrovamenti di tombe in queste zone effettuati sia in epoche lontane che di recente.
Ci troviamo, quassù, in un luogo della antica confederazione etrusca che fu di smistamento dei traffici provenienti dalle miniere dell'Isola d'Elba e diretto, a nord, per l'antica Fiesole, fino alle valli di Comacchio e al centro etrusco di Spina e a sud, una volta raggiunti Arezzo e la Val Tiberina, verso Roma e Napoli.
Le epoche successive vedono il sovrapporsi qui di una colonia romana, come attestano reperti archeologici e numerosi toponimi mantenutisi nel tempo.
Nell'Alto Medioevo, sopraggiunse la dominazione dei Longobardi, che si stanziarono stabilmente in queste contrade anche dopo l'occupazione dell'Italia da parte dei Franchi. Le genti del Chianti di oggi, come di tutta la Toscana, possono dirsi in certa misura eredi sia degli Etruschi, sia dei Longobardi.
Alla fine del sec. X, la zona venne interessata da una contesa tra i vescovi di Arezzo e di Siena per il possesso di alcuni territori nella quale si inserì il comune di Firenze: prese, così, l'avvio una controversia che trasse poi alimento dalla divisione nelle fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini e sarà causa di gravi lutti nei secoli successivi.
A valle del Chianti, poco discoste dalle sue pendici, si svolgeranno, infatti, due sanguinose battaglie tra gli eserciti di Firenze (guelfo) e di Siena (ghibellino): una a Montaperti (1260), l'altra a Colle Val d'Elsa (1269). In epoche recenti, questo territorio cadde sotto la signoria dei Medici di Firenze e poi dei Lorena, i quali assicurano una lunga stagione di pace a quelle popolazioni. In questo periodo, il Chianti prende a essere conosciuto e celebrato per la qualità del suo principale prodotto: il vino. E' una fama inarrestabile che, a partire dalla metà di questo secolo, forse a causa anche di vicende e di trasformazioni avvenute nel settore agrario, cresce sempre di più e dall'Italia si diffonde nel mondo intero.
Negli ultimi decenni, alla fama conquistata dal vino, si aggiunge quella dell'olio prodotto nel Chianti.
E' una terra meravigliosa il Chianti, per l'ambiente naturale e per la lunga opera di ingentilimento compiuta da tanti proprietari terrieri e da tanti lavoratori della terra. La bellezza di questa campagna, una volta ricoperta di boschi e ora di filari di viti e di olivi, può apparire il frutto di una felice casualità: a ben guardare, però, essa è la risultante di una tessitura geniale delle colture, di un gusto individuale e di un inimitabile intuito.
Le colline sono punteggiate di castelli, un tempo dimore arcigne costruite a difesa delle strade e oggi trasformate in eleganti residenze da signori.
E, poi, torri incastellate, convertite in fattorie, pievi romaniche e, più isolate, grandi abbazie ove da sempre e anche oggi alberga la cultura.
E tanti, tanti cipressi - l'albero amico dei Toscani - fiancheggiano viali e strade, recingono giardini.
E' anche, il Chianti, sorgente di tanti fiumi che di qui si dipartono e scendono nelle valli, in ogni direzione: la Pesa, l'Ema, la Greve, l'Ambra, lo Staggia, l'Arbia, l'Ombrone e, infine, l'Elsa che a ovest, con largo giro, delimita una zona di grandi vigneti e di "Residences" alberghieri frequentati e apprezzati da un turismo di elevata qualità.
